Poker

DE TOFFOLI E IL POKER

“È credenza comune che il poker sia un gioco d’azzardo, cioè basato principalmente sulla fortuna. Niente di più sbagliato! Il solo fatto che lo si pratichi prevalentemente per soldi non implica che il poker sia assimilabile alla poulette o alle lotterie. Certo una componente di fortuna c’è, ma il giocatore più bravo alla lunga vince, almeno quanto nel backgammon e nel bridge. Nel mondo del poker bisogna entrarci piano piano, con umiltà, studiare gradatamente come funziona e solo quando ci sisente davvero pronti, rischiare qualche cosa. Il sapiente dosaggio di abilità e fortuna è l’ingrediente che accomuna il poker al backgammon e al bridge. Ma il poker va oltre, è l’unico gioco che racchiude in sé tutte e quattro le «pulsioni » del ludico individuate e magistralmente descritte da Roger Caillois nel suo ‘I giochi e gli uomini’: Agon (l’abilità, l’agonismo), Alea (la fortuna), Mimicry (la maschera, che nel poker principalmente si concretizza nel bluff) ed infine Ilinx (la vertigine, coi fiumi di adrenalina che scorrono durante le scommesse).”

dall’introduzione a
Il grande libro del Poker
di Dario De Toffoli

Io ho “scoperto” il poker moderno nel 1998 a Londra, alla seconda edizione delle Mind Sports Olympiad.
È stato un incontro casuale, con l’Omaha prima ancora che col Texas.
Amore a prima vista: subito ho capito che di questo gioco mi sarei occupato a lungo… e così è stato. E chissà, forse è una questione di imprinting, ma l’Omaha è rimasto sempre il mio stile preferito.
A quell’epoca in Italia tutti confondevano il poker con il vecchio pokerino all’italiana con le 5 carte in mano e pochissimi conoscevano l’esistenza dei nuovi stili.
Ho cominciato subito a divulgarli.

IL POKER DEVE RESTARE GIOCO, DIVERTIMENTO
E NON TRASFORMARSI IN UN LAVORO