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Casino VC lug. ’15

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Luglio 2015
CASINÒ: I CONTI NON TORNANO… E SPERIAMO NEANCHE I BARONI
di Dario De Toffoli

Altri interventi per Venezia Cambia:
– marzo 2015 
La mala-gestione del Casinò di Venezia

– novembre 2015 Casinò italiani: chi l’ha detto che sono in crisi?

Il 2 marzo scorso al Focus sul bilancio del Comune di Venezia, sono stati forniti i primi dati sul bilancio del Casinò. Intanto la tabella con i saldi attivi degli ultimi anni:

 

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L’andamento è molto evidente e non ha bisogno di particolari commenti, il saldo attivo del Casinò è passato dai 100 milioni di un decennio fa ai 16 del 2014. Comunque è sempre un’azienda in attivo, hanno sottolineato in molti, politici compresi.

Vediamo però i numeri un po’ più in dettaglio, sempre dal Focus del 2 marzo scorso:

 

Dinamica Casino 2.jpg

Qualche osservazione possiamo cominciare a farla.

Vediamo che in 10 anni gli incassi si sono dimezzati (da 200 a 100 milioni), mentre le spese, seppur altalenanti, sono rimaste dello stesso ordine di grandezza, tra i 64 e gli 84 milioni. Nel 2014 sono state di 72 milioni, non quindi ai minimi storici, come invece sono stati gli incassi.
Ma ancor più impressione desta la colonna con l’incidenza percentuale delle spese sugli incassi; fino al 2011 si era mantenuta intorno al 40%, con un minimo nel 2005 al 36%, vuol dire che le spese non raggiungevano la metà degli incassi. Dal 2012 la percentuale sale al 75% delle spese, vuol dire che il Casinò spende per gestire (o meglio, mal-gestire) i tre quarti di quello che incassa; ci aggiungi poi tasse e contributi, restano i 16 milioncini di saldo.
Poco, pochissimo, ma pur sempre qualcosa.
Se questa è la situazione, allora un cittadino non capisce come solo 3 mesi più tardi il bilancio 2014 venga chiuso con circa 6 milioni di perdita (ma non abbiamo visto che ci sono 16 milioni di attivo?) e che si leggano titoli come questi:

Gazzettino, 12 giugno 2015
Casinò, il buco nero del patrimonio
Ecco come l’ex miniera d’oro rischia di portare a fondo il Comune

Nuova Venezia, 21 giugno 2015
La società del Casinò a rischio tracollo
Nonostante le continue iniezioni di fondi, la Cvm spa va di nuovo ricapitalizzata entro settembre per evitare la fine

Allora un cittadino prova a scaricarsi il bilancio del Casinò, ma si trova di fronte a 160 pagine di comprensione assai difficile per chi non è del mestiere e non certo per garantire la massima trasparenza. Chiaro che c’è sotto qualche magheggio finanziario-patrimoniale e che bisogna discuterne, tutti insieme!

Intanto anticipo qualche primo elemento per cominciare a capirci qualche cosa.

Struttura societaria
Il Comune di Venezia è proprietario del Casinò.
Possiede infatti il 100% di CVM S.p.A. che possiede il 100% di CVM Gioco che possiede il 100% di Meeting & Dining. Quindi una partecipata, una controllata della partecipata e una controllata della controllata della partecipata. Uhm… già non promette niente di buono, ma lo scorporo sarebbe stato fatto – dicono – per realizzare la cessione a privati della sola società di gioco; ma sappiamo bene che la gara è andata deserta, nessuna società internazionale si è mostrata interessata a rilevare un Casinò in queste condizioni e con i vincoli sul personale che venivano imposti.
Ne vogliamo discutere?

La convenzione col Comune
È in atto fra Comune e CVM una convenzione secondo la quale tutti gli incassi lordi del Casinò vanno al Comune, che ne gira al Casinò stesso il 75% per la sua gestione, trattenendosi quindi il 25%. Indipendentemente dal risultato economico: 75% e 25%.
Ora nel 2014 il Casinò ha incassato complessivamente poco più di 100 milioni (i 96 di cui parlavamo prima, più qualcosa di tessere ed entrate aleatorie (mance), così il Comune si tenuto poco più di 25 milioni, cioè il 25% che gli spetta dalla convenzione.
Ma abbiamo visto che il casinò nel 2014 ha prodotto un utile di 16 milioni e così nel bilancio si ritrova in passivo e il Comune – quello stesso Comune che di milioni se ne è già tenuto 25 – è costretto a correre ai ripari.
Ma chi garantisce queste presunte perdite del Casinò se non il Comune stesso che ne è proprietario?
E allora che senso ha tutta l’operazione?
Il Comune fa una convenzione con se stesso (perché comunque il Casinò è suo) e poi interviene se le cose non funzionano?
Questo tipo di convenzione potrebbe andare benissimo se a gestire il Casinò fosse un privato: io ti concedo la gestione e tu mi dai il 25% degli incassi, in ogni caso… se poi ci rimetti, fatti tuoi, sei tu che ti stai prendendo il rischio.
Ma che senso ha farlo con se stessi?
Ne vogliamo discutere?

I debiti
Come se tutto ciò non bastasse CVM deve pagare 2 milioni e mezzo all’anno alle banche per un finanziamento di 60 milioni che il Comune si è fatto dare (ma non mi risulta li abbia investiti per la realizzazione della nuova sede di terraferma). E dal 2012 questo debito è rimasto sul groppone di CVM, che non ha incassi propri (gli incassi li fa la CVM Gioco).
E poi il Comune per fare cassa ha venduto Ca’ Vendramin Calergi per 40 milioni al Casinò (quindi a se stesso) che quindi si trova ulteriormente indebitato.
E non sono gli unici debiti.
Ne vogliamo discutere?

Meeting & Dining
In passivo anche questa controllata della controllata della partecipata, che si occupa di ristorazione. Molto chiari i titoli dei giornali

Gazzettino, 5 giugno 2015
Casinò, ristorante per pochi intimi
Due clienti al giorno al “Wagner” di Ca’ Vendramin Calergi

E poi si scopre che questa società gestisce anche il marchio “Casino di Venezia” e pure il gioco on line. Siamo certo in ottime mani!
Ne vogliamo discutere?

Personale
Un cittadino apre il bilancio di esercizio al 31-12-2014 e trova una bella tabella che riassume l’organico suddiviso per mansioni e confrontato con gli anni precedenti. Bene. Passiamo dai 628 del 2010 ai 576 del 2014 (vista la presenza di alcuni part time, equivalenti a 548 full time), per un costo complessivo di 43 milioni. Possiamo notare che il personale è diminuito di meno del 10% a fronte di una ben più alta diminuzione degli incassi e che il costo medio per dipendente sarebbe di quasi €80.000 all’anno.
Ma poi quello stesso cittadino sfoglia anche il bilancio consolidato e scopre che c’è una tabella analoga, ma che i numeri sono differenti; l’organico diventa 658 (652 equivalenti full time), per un costo complessivo di 48 milioni (e un costo pro capite di €74.000).
Merito delle scatole cinesi delle varie società?
Ma insomma, si può sapere quanti ci lavorano in tutto al Casinò, che mansioni hanno e quanto guadagnano?
Anche il numero dei dirigenti varia da bilancio a bilancio, senza contare che fonti ben informate mi parlano di oltre una trentina di “quadri”: che ne facciamo? Li appendiamo alle pareti?
Senza contare che il Casinò si trova a volte di fronte a compiti molto difficili come spostare qualche tavolo o cambiare qualche lampadina, e allora cosa fa? Beh, non resta che ricorrere a personale esterno, così come per le pulizie e tante altre mansioni.
La realtà è che – fatta la necessaria chiarezza – proprio dal personale bisogna ripartire, perché una rilevante parte del personale è depositario di inestimabili competenze e non aspetta altro che un’occasione per poterle mettere a frutto, per sentirsi parte di un progetto, per ricavarne soddisfazione intrinseca e non solo denaro.
Ne vogliamo discutere?

La gestione
Solo pochi accenni, perché sulla gestione del Casinò di Venezia si potrebbe scrivere un romanzo (dell’orrore) e non è questa la sede.
Scrivono nella Relazione sulla gestione che accompagna il bilancio che “Tutte le attività sono volte ad assicurare il miglior grado di soddisfazione della clientela”.
Ma evidentemente questi han visto un altro film, perché la mia esperienza mi racconta il contrario.
O forse si riferiscono ai frequentatori di feste e spettacoli, tra “capsule” e “bollicine”: ma davvero questa truppa indirizzata dai promoter diventa poi buon cliente del Casinò?
E come lo misura il Casinò, visto che non è dotato di un sistema di tracciabilità delle spese dei clienti?
A mero titolo di esempio proviamo a chiedere il grado di soddisfazione dei pokeristi, che non si ritrovano più la possibilità di giocare a cash game e hanno un numero sempre più ridotto di eventi, magari confinati nel capannone fuori dalla sede di Ca’ Noghera e senza servizi; o quando nei free roll il Casinò si limita a distribuire i ticket garantiti anche se in realtà ha raccolto molto più denaro? Si pensa davvero di aver assicurato loro la “miglior soddisfazione” o invece non li si scoraggia in tutti i modi a scegliere come luogo di gioco il Casinò di Venezia?
Ne vogliamo discutere?

Mi fermo qui, sono solo alcuni spunti, ma insomma, ne vogliamo discuterne?
Basta con le scatole cinesi delle varie società.
Basta con i magheggi finanziario-immobiliari e il Casinò usato come bancomat.
Elaborazione di un vero piano industriale per il rilancio del Casinò, un Casinò moderno e al passo con i tempi.
Valorizzazione delle tante competenze presenti in azienda e finora trascurate.
Eliminazione degli enormi sprechi che hanno portato a dei costi gestionali del tutto sproporzionati.
Via con infamia tutti i responsabili che ci hanno portato a questa situazione e facciamo in modo – prendendo a prestito un termine universitario – che questi “baroni” non tornino più… e che invece a tornare siano i conti!

Ne vogliamo discutere?
E discutiamone!

Dario De Toffoli
(Venezia Cambia!)