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Dario De Toffoli intervistato su Italia Poker Club sul vuoto legislativo del poker: “Potrebbe essere per ignoranza o perché non conviene”. 

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Di seguito il testo dell’intervista


Pochi giorni fa l’esperto di giochi Dario De Toffoli, giornalista de “Il Fatto Quotidiano“, ha pubblicato un articolo commentando un’intervista a Stefano Fassina.

Il politico di Sinistra Italiana ha sottolineato la contraddittorietà dello stato italiano, che da una parte si schiera contro il gioco d’azzardo patologico, mentre dall’altra ne trae vantaggi in termini di entrate economiche.

Se De Toffoli si è dimostrato d’accordo con questo, definendo la questione addirittura ipocrita più che contraddittoria, si schiera invece contro il ragionamento proposto da Fassina:“Bisogna quindi insistere sul gioco legale, anche come fonte di entrate, e non scoraggiarlo… il pericolo maggiore è rappresentato dall’offerta illegale”

Secondo l’esperto in giochi il pericolo in Italia è rappresentato proprio dal gioco legale, che spinge i più deboli a rovinarsi con il gioco d’azzardo (maggiori dettagli nel suo articolo).

Ma tra skill game e gioco d’azzardo c’è un’enorme differenza, lo sappiamo bene! Abbiamo quindi contattato De Toffoli per precisare un’altra volta questo punto, e avere una conferma che il poker dovrebbe essere esente da questi problemi:

“Quell’articolo ha scatenato grosse polemiche… [ride n.d.r.] Riguardo al poker non ho la più pallida idea del perché non venga riconosciuto come skill game. Nel mio piccolo cerco sempre di specificarlo quando ne ho occasione. Non dovrebbe essere definito gioco d’azzardo, perché c’è una grossa differenza tra azzardo e giochi per denaro, differenza che purtroppo nell’immaginario collettivo non esiste. Il gioco d’azzardo si limita all’esistenza della componente denaro, mentre il poker (ed altri giochi) contengono oltre al denaro anche il fattore skill. Io ritengo che sia impossibile sviluppare una dipendenza dal poker, perché a differenza delle gaming machine quando cominci a perdere tanto contro avversari più forti prevale un senso di frustrazione prima dell’alienazione, capisci che i tuoi avversari sono più bravi di te e lasci stare. Contro una slot questo pensiero non vale.”

Ma se il poker non sviluppa azzardopatia, non essendo appunto gioco d’azzardo, la domanda è: “Perché allora non esiste una legislazione precisa sul poker?”, o meglio: “Perché il poker viene visto peggio che una slot machine?”

“Non so di preciso perché non esista una legislazione precisa in materia di poker. Ho due ipotesi al riguardo: può essere semplice ignoranza, oppure perché a tutti gli effetti non conviene che la gente con €30 passi una serata intera a giocare; in quell’arco di tempo con delle gaming machine al posto dei tavoli verdi le entrate statali sarebbero molto più alte. Però anche l’ignoranza collettiva, la visione del poker come il gioco d’azzardo per eccellenza ha il suo valore… ricordo che quando si propose la legge di stabilità che doveva permettere l’apertura di un certo numero di circoli di poker la gente reagiva scandalizzata: ‘Che cosa? Permettono l’apertura di mille nuove bische?’ e le immagini di slot negli articoli che ne parlavano non erano certo d’aiuto. Questo paragone gaming machine-poker deriva ancora dai tempi dove le slot erano dei video-poker, che con questo nome hanno portato molta confusione, anche verso il poker on-line.”

A questo punto chiediamo a De Toffoli una previsione su una sperata legislazione in materia di poker… c’è qualche speranza di “sdemonizzare” il nostro amato gioco?

“Per quanto riguarda il poker live non ho una risposta precisa. Il poker, non solo in Italia, ha dei problemi che non dovrebbe avere, perché nel poker si muovono somme di denaro assolutamente non paragonabili ai giochi d’azzardo! Se fosse per me voterei a favore dell’apertura di nuovi casinò e alla chiusura delle sale slot, perché ci vuole più libertà, accompagnata ovviamente da maggior controllo e norme più precise. Io ogni tanto frequento dei circoli di poker, passo la serata con il torneino da €30, mi diverto e non mi sembrano assolutamente luoghi che possano turbare l’ordine pubblico… tuttavia non escludo che oltre ai circoli di poker sportivo ce ne siano altri che offrono anche altre cose, ma per quanto capisca che ci debba essere un controllo al riguardo, personalmente sono favorevole anche al Cash Game.”

In materia di poker online una legislazione c’è, tuttavia non convince appieno il giornalista de Il Fatto Quotidiano, che approfitta del discorso per dire la sua nella polemica sui software di tracking:

“Il Cash però è più difficile da tenere sotto controllo, a differenza dell’online dove si può giocare liberamente. Poi anche lì non credo che le norme riescano a tutelare il giocatore… è vero che la quota di entrata massima è di €1.000, ma è anche vero che non ho limiti di poste e in poche mani potrei perdere cifre veramente alte. Io piuttosto metterei un tetto massimo ai depositi mensili tra tutte le poker room -ipotizziamo €1.000, ma legalizzerei tavoli a qualsiasi livello, così si potrebbe giocare qualsiasi limite ma con i soldi derivanti dalle vincite. A proposito di poker on-line io trovo assurdo che all’interno dell’Unione Europea non esista un regolamento generale per giocare in un unico mercato. Purtroppo non mi aspetto un cambiamento nel breve termine, ma lo spero almeno nel medio… certo è che il poker on-line ha perso molto interesse rispetto a dieci anni fa, per un occasionale non ha senso doversi confrontare contro dei professionisti che usano software di tracking, non è una battaglia ad armi pari! Io vorrei che vengano bannati tutti, e sono contento che qualcuno ne parli.”