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Giochi al cinema e in letteratura

GIOCHI AL CINEMA E IN LETTERATURA

“ROUNDERS”

Subito si capisce che il Poker sarà trattato con serietà, il regista lo sottolinea già nella prima scena. La sua ragazza dorme e Mike (Matt Damon) recupera silenziosamente i dollari nascosti in giro per la casa; nel farlo maneggia sia il mitico Supersystem di Doyle Brunson sia Caro’s Pro Poker Tells di Mike Caro.
Veri libri, di quelli che i giocatori possono davvero avere sul comodino.
E devo dire che ne è uscito un bel film, un film vero, ben recitato da ottimi attori, non solo una testimonianza del nascente fenomeno del Poker. È un film del 1998, girato quindi all’inizio del boom, ma a tutt’oggi resta di gran lunga il più bello e il più serio sull’argomento.
Dunque il nostro Mike prende i 30.000 dollari che ha messo da parte e va spavaldo a giocarseli nella pessima bisca di Teddy-KGB (John Malkovich); comincia bene e si porta sotto i 50.000, poi viene la mano cruciale, heads up (testa a testa) proprio contro KGB.

Mike

Mike punta 500 pre-flop, KGB vede, senza rilanciare

al flop

E gongola il nostro Mike, che ha già la maggiore delle possibili doppie coppie; questa volta la sua puntata è 2.000, KGB vede ancora, senza rilanciare.

al turn

Full! Check di entrambi e Mike nel suo entusiasmo spera solo che cada un’altra picca al river in modo che KGB chiuda colore. L’entusiasmo gli fa dimenticare che il suo full non è nuts, dimentica i suggerimenti Joey (John Turturro) che – dovendo mantenere una famiglia – evita sempre di giocarsi tutto in una mano. E la picca arriva…

al river

e così Mike si sente invincibile e quando KGB punta 15.000 non gli scatta il campanello d’allarme, ha già deciso di rilanciare all in, fa finta di pensare per depistare KGB, ma in realtà ha in mente quello che farà a Las Vegas con tutti isoldi che sta vincendo. E così mentre copre i 15.000 e ne mette altri 30.000 se ne esce con una infelice battuta da principiante «non credo che tu abbia colore!»

KGB gli dà ragione, non ha colore a picche, e lo dichiara mentre mette le chips nel piatto per vedere; Mike finalmente capisce (a questo punto avevano capito anche gli spettatori più sprovveduti), non serve che KGB mostri le carte, non può che avere 2
Assi ed effettivamente li ha… e si prende tutti i soldi che Mike si è incautamente giocato in una sola mano non nuts! Tipico, molti giocatori, molti di noi, possono riconoscersi in emozioni come questa.

E così Mike smette di giocare, ma poi incontra Verme (Edward Norton) e con lui l’avventura ricomincia: perde la sua chance di diventare avvocato, Mol lo lascia perché non accetta di dividerlo con le carte, Verme si caccia in guai sempre più grossi perché non riesce a smettere di barare anche quando non ce ne sarebbe bisogno, gli incontri con i malavitosi diventano dolorosi.
Insomma, con l’evolversi della trama la situazione si fa sempre più difficile.
Sia come sia, tra bische e casinò, tra pestaggi e fughe, tra gioco leale e truccato, tra una partita a Texas e una a Seven-card stud, Mike può dimostrare il suo talento nel leggere gli avversari, specie se inesperti: basta un loro gesto involontario e lui capisce che cosa hanno in mano! Si arriva all’inevitabile epilogo con lo scontro finale tra il buono (Mike) e il cattivo (KGB), di nuovo heads up:

Mike

al flop

Ha già scala Mike, ma fa check, per la puntata di 2.000 di KGB e Mike si limita a fare call.

al turn

Ancora check di Mike, 4.400 (pari al pot) di KGB e call di Mike

al river

Questa volta Mike è nuts, ha la più alta combinazione possibile, ma fa un altro check; e KGB ormai ha ingoiato esca ed anche amo, si dichiara sicuro che l’Asso alriver non ha aiutato Mike e va all in. E Mike, nell’esatto contraltare della partita iniziale, mentre vede gli dice che ha ragione, l’Asso non lo ha aiutato, infatti aveva già scala al flop. Curiosamente le carte di KGB non si vedono, magari aveva un tris o
una doppia e Mike col suo slowplay (gioco rallentato) ha corso dei rischi che probabilmente Joey non si sarebbe mai sognato di correre: lui avrebbe certo rilanciato per incassare prima che sul board arrivasse una coppia. Come l’avrebbe messa a quelpunto Mike con la sua scala? Oltre ai soldi si stava giocando forse anche la vita!
Ma Mike si sentiva sicuro, sentiva di dominare l’avversario, avendo scoperto un suo tell (indizio) assolutamente determinante: i biscotti! Teddy-KGB giocando mangia biscotti ripieni, e quando pensa ne tiene uno vicino all’orecchio e lo apre nelle sue 2 metà, ascoltando il rumore del ripieno che si stacca: ebbene se poi il biscotto se lo mangia, è segno di una mano molto forte (metaforicamente si divora l’avversario), se invece lo ripone, allora sta bluffando.

Comunque sia, questa volta il rischio ha pagato e così arriva il lieto fine, Mike salda tutti i debiti suoi e di Verme e segue la sua strada partendo per Las Vegas. Merita certo di essere visto questo Rounders, e possiamo anche perdonare il traduttore che il check lo ha fatto diventare parola!

Rounders – Il giocatore (1998)
di John Dahl
con Matt Damon, Edward Norton, John Malkovich e John Turturro

Hollywood Poker. Girando Rounders Matt Damon ed Edward Norton hanno preso confidenza col Texas grazie alle lezioni di Johnny Chan, il campione che compare in una breve scena interpretando sé stesso. Insomma si sono appassionati, tanto che Damon ha realmente partecipato al main event delle World Series of Poker, tirando fuori i 10.000 $ dell’iscrizione. Il caso ha voluto che dopo un avvio piuttosto buono, la sua avventura sia finita con una coppia di K che si è scontrata con la coppia di Assi proprio di quel Doyle Brunson il cui Supersystem era nelle mani di Damon nella scena iniziale del film. Ancora di più si è appassionato al Texas Ben Affleck, grande amico di Damon; Affleck ha preso la cosa molto seriamente ed è entrato nel giro semi-professionistico, ottenendo pure piazzamenti di tutto rilievo. Buone cose ha fatto anche Tobey Maguire, ma sono tanti gli attori che amano sedersi nei tavoli da Poker: da Don Cheadle a Drew Barrymore, da Christopher Meloni a Cameron Diaz.

“LA REGINA DEGLI SCACCHI”

La regina degli scacchi esce dal solito cliché narrativo sul mondo del giocodove, se il protagonista non è un maniaco omicida o un aguzzino nazista,allora è inevitabilmente destinato al suicidio o al manicomio o quantomenoalla depressione e all’alcolismo.
Beth Harmon, la splendida regina di questo libro, è sì alle prese con seri problemi di dipendenza e di alcolismo, ma per una volta il gioco non èla causa di tali problemi, bensì il mezzo attraverso cui può uscirne.
Beth cresce in un orfanotrofio grigio e poco stimolante, dove di notte si riesce a dormire soltanto con l’ausilio di quelle pillole verdi che la direzionepropina ai bambini «per regolare il loro umore». Timida, bruttina, disadattata, Beth trova il proprio riscatto sulla scacchiera del custode, appassionato di questo gioco. Dalla cantina dell’orfanotrofio ai massimi tornei mondiali il passo è breve; molto più lungo e difficile il percorso interiore che la giovane deve compiere per liberarsi delle sue dipendenze e della fragilità psicologica.
È faticoso assecondare e nutrire un talento enorme come il suo, ma la sua salvezza parte proprio dalla consapevolezza del suo talento e dalla decisione di non sprecarlo. Insomma, anche grazie agli scacchi è finalmente in grado di vincere la partita contro se stessa.
Questo del talento – come ben sottolinea Tommaso Pincio nella prefazione – è il tema centrale delle opere di Tevis. Lo spaccone, Il colore dei soldi, L’uomo che cadde sulla terra sono tutti celebri romanzi (da cui sono stati tratti ancor più celebri film) incentrati sul talento. La fatica del talento. Il prezzo del talento. Il dolore del talento. E hanno sempre una componente autobiografica. Ci spiega Pincio che Tevis: «… fu un giocatore di biliardo, fu uno scacchista e, sotto certi aspetti, fu un alieno. Viene da sé che fu anche un alcolista. Dal suo punto di vista fu soprattutto un alcolista, o meglio una persona che per molto tempo annegò il proprio talento nell’alcol. Egli fu dunque lo spaccone Fast Eddie, l’alieno Thomas Jerome Newton, ma fu soprattutto la scacchista Beth Harmon».
L’aspetto che più colpisce di questo romanzo è la grande tensione emotiva che l’autore riesce a trasmettere descrivendo nient’altro che partite di scacchi. Ogni mossa di Beth è commentata, ogni suo ragionamento descritto con grande accuratezza e partecipazione. Ogni lettore, anche se completamente digiuno del gioco, si sente catapultato sulla poltroncina di Beth e vive in prima persona le sue partite. Sente la sua tensione, si emoziona con lei, assapora la gioia della vittoria e l’amarezza della sconfitta.

Il romanzo descrive moltissime partite, una delle quali, la sconfitta di Beth da parte del campione Borgov nel corso di un torneo a Città del Messico, è interamente ricostruibile:
Bianco Vasily Borgov, nero Elizabeth Harmon:
1. e4, e5; 2. Cf3, Cc6; 3. Ab5, a6; 4. Aa4, Cf6; 5. O-O, Cxe4; 6. d4, b5; 7.
Ab3, d5; 8. dxe5, Ae6; 9. De2, Ca5; 10. Cd4, c5; 11. Cxe6, fxe6; 12. c3,
Cxb3; 13. axb3, Db6; 14. Ae3, Ae7; 15. Dg4, O-O;16. f3, d4; 17. Ah6.

Non sfuggiranno ai lettori più attenti un paio di piccoli errori tecnici, peccati assolutamente veniali.
Beth gioca poi una partita alla cieca contro Benny, che apre con e4; Beth risponde c5, la difesa Siciliana, la sua preferita. Dopo 2. Cf3, d6; 3. d4, cxd4; 4. Cxd4, Cf6; 5. Cc3, g6, alla sesta mossa Benny gioca f4, la sottovariante Levenfish della variante del Dragone. Beth risponde pedone in f5, mossa impossibile per il Cavallo nero in f6. Poi ancora, dopo Cf3, Beth dice: «Ok prendo il Cavallo». Come può Beth prendere il Cf3? Che mossa ha compiuto al posto di f5?

La regina degli scacchi (2007)
di Walter Tevis
Minimum fax, Roma
1a ed. orig. The queen’s gambit, 1983