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STORIES ABOUT GAMES AND PLAYERS

"STU UNGAR"

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HIGH ROLLER
Stu «The Kid» Ungar, il più grande. Il più grande giocatore di Poker, il più grande giocatore di Gin Rummy: forse il più grande giocatore di tutti i tempi, in senso assoluto. Ma non gli è mai riuscito di giocare bene con la sua vita. C’è sempre stato qualcosa di maledetto in Stu, un disagio, una tristezza di fondo.
Sulla sua vita hanno anche scritto un libro One of a kind di Nolan Dalla e Peter Alson e girato un film, High Roller (vuol dire uno che gioca forte) di A. Vidmer con Michael Imperioli (Stu), Renee Faia e Michael Nouri. Una pellicola interessante, ma dai toni forse un po’ troppo attenuati. La vita reale di Stuey è stata certamente più dura e combattuta di quella mostrata nel film e Imperioli ha lineamenti troppo puliti per descrivere la vita di questo grandioso e controverso giocatore. Se mai venisse distribuito in Italia (assai improbabile), gli spettatori avrebbero l’occasione di vedere qualche scena di Gin Rummy, il vero Gin Rummy, non la variante da salotto diffusa in Italia: potrebbero rendersi conto di quanto profonda può essere la lettura delle carte dell’avversario, di quanto l’abilità conti più della fortuna.


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Stu cresce a Manhattan, venendo a contatto sin da piccolo con scommesse e gioco d’azzardo, per via dell’attività di scommesse clandestine di suo padre. Il suo primo gioco è proprio il Gin Rummy, dove inizia a farsi notare da quando aveva 10 anni: un talento enorme, assolutamente straordinario. A 14 anni è già una specie di professionista e comincia a giocare per finanziatori che fiutano il cavallo di razza. Ma già comincia a buttare tutto quello che guadagna scommettendo sulle corse e sugli eventi sportivi: un vizio che caratterizzerà tutta la sua vita. Stu diventa sempre più bravo, per giocare si trasferisce prima a Miami, poi a Las Vegas; diventa talmente bravo che non trova più avversari disposti a giocare con lui, tutti ne riconoscono la superiorità e... lo evitano accuratamente.
Prova allora col Blackjack; grazie alla sua memoria prodigiosa riesce (senza compari!) ad applicare con maestria il metodo del conteggio delle carte, e naturalmente comincia a vincere, troppo, e i casinò non lo trovano affatto divertente... e così lo barrano: neanche a Blackjack può più giocare.
A questo punto cambia ancora gioco e questa volta la sua scelta cade sul Texas Hold’Em, gioco che trova incredibilmente semplice. Nel 1980 si iscrive (per la prima volta) al main event delle WSOP... e vince, avendo la meglio nel testa a testa finale
sul mitico Doyle Brunson, che era ad un passo dal suo terzo successo. Un caso, direte
voi. Mica tanto, visto che l’anno successivo riesce incredibilmente a bissare il successo: 2 partecipazioni, 2 vittorie! Ma tutto quello che vince lo dilapida e comincia anche la sua dipendenza da alcol e droghe. Sparisce, ricompare alle WSOP del 1990, dopo 2 giorni è chip leader, il giorno dopo non riesce a tornare al tavolo, ciononostante quando lo
rimettono in piedi si guadagna il tavolo finale con quello che gli era rimasto: assolutamente incredibile! Sparisce di nuovo nel suo tunnel, per ricomparire, fantasma di sé stesso, alle WSOP del 1997, qualcuno gli paga l’iscrizione e lui vince il suo terzo titolo. Mai nessuno è stato bravo come lui e forse mai nessuno lo sarà. Ma neanche questa volta si godrà le sue vittorie, l’anno seguente il suo tunnel lo porterà a morire da solo in uno squallido motel.


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High Roller (2003)
di A.W. Vidmer
con Michael Imperioli, Renee Faia e Michael Nouri